27. mag, 2018

1° Congresso annuale. Lamezia Temre 2018 - Relazione di segreteria

26 e 27 maggio 2018. 1° congresso

Associazione Radicale Nonviolenta

Abolire la miseria - 19 maggio

RELAZIONE DI SEGRETERIA



Care Compagne, cari compagni,

 

Benvenuti a questo nostro primo congresso dell’Associazione Radicale Nonviolenta Abolire la miseria - 19 maggio.

Abbiamo aperto ieri pomeriggio il nostro congresso con il convegno su Testamento Biologico e questione -ancora aperta nel nostro Paese - della legalizzazione dell’eutanasia, questione prettamente Radicale e per la quale voglio ringraziare ancora una volta Mina Welby per la sua determinazione e per la sua presenza qui, in Calabria, e ovviamente Marco Cappato e l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, per tutto quello che fanno non solo sul fine vita - ma anche su tanti altri temi tra cui non meno importante, la libertà di ricerca scientifica - e che perciò meritano il nostro sostegno, che io personalmente ho già concretizzato con l’iscrizione e destinando alla associazione il mio 5 per mille. È da un po’ che lottiamo per questa cosa: per scegliere di essere liberi fino alla fine. ... 

Oggi apriamo più propriamente i lavori congressuali con questa mia relazione che non vuol essere il “resoconto” politico di ciò che si è fatto in quest’anno di attività, ma soprattutto, mi auguro riesca a tracciare una linea di indirizzo per il nostro dibattito politico e per il futuro dell’associazione in quanto associazione di Radicali.

Il 19 maggio 2017, ad un anno esatto dalla morte di Marco Pannella, e a 8 mesi dal congresso di Rebibbia - visto come andavano i rapporti tra Partito Radicale Nonviolento, Radicali Italiani e gli altri soggetti della c.d. “Galassia Radicale”, durante un incontro, con Cesare Russo e Rocco Ruffa, nacque l’idea di fondare questa nostra “associazione” radicale nonviolenta con la volontà di portare avanti le lotte e le battaglie di Marco Pannella, del Partito Radicale e degli altri soggetti radicali, qui in Calabria, unendo le forze anziché dividerci come vedevamo e vediamo ancora avvenire a Roma. Tre Radicali, tutti e tre iscritti sia al Partito Radicale Nonviolento sia a Radicali Italiani (e sia alla Associazione Luca Coscioni), decidemmo di costituire l’associazione con quella data simbolica nel nome che costituiva e costituisce una compresenza volontaria di (e con) Marco Pannella.

L’intento chiaro era (ed è ancora) quello di “unire le forze” (non in o per una fantomatica Unità ma un’unione di forze laiche che continuino a lottare) condividendo obiettivi e priorità: e lo abbiamo fatto - personalmente e come associazione radicale - continuando le nostre visite, e non mollando la lotta per carceri più umane, meno degradanti, e una giustizia più giusta nel nostro Paese, che Marco aveva assunto come priorità; lo abbiamo fatto sostenendo la mozione di Rebibbia e contribuendo attivamente, nel nostro piccolo, al raggiungimento dei 3000 iscritti per il 2017, e adesso con l’impegno al raggiungimento dello stesso obiettivo anche per il 2018.

Abbiamo “unito le forze” per raccogliere le firme per la campagna “Ero Straniero” che metteva e mette al centro quella questione transnazionale dei migranti (e dei relativi morti nel Mediterraneo) che Marco definiva un “Olocausto in corso”. Abbiamo fatto associazione Radicale concorrendo alla campagna di iscrizioni di Radicali Italiani e dell’Associazione Coscioni che continuiamo a considerare nostri COMPAGNI.

Cosa si è fatto in quest’anno di attività? Per spiegare ciò che si è fatto non andrò strettamente in ordine cronologico ma procederò - cronologicamente - per aree tematiche. La giustizia prima di tutto. Innanzitutto abbiamo continuato con le visite nelle carceri calabresi.

In una regione come la Calabria, dove ancora più di altre regioni le carceri sono spesso fatiscenti, e dove mancano gli agenti e i funzionari amministrativi che garantiscano a chi è privato della libertà di rieducarsi secondo costituzione, e dove troppo spesso ancora si assiste alla privazione di diritti fondamentali come la salute e l’affettività, da Radicali - isole di lotta in questa terra - abbiamo ritenuto di dover continuare con le visite. Quelle visite nelle carceri che Marco Pannella iniziò a fare con Emma Bonino e i deputati radicali, nel 1976, che personalmente iniziai a fare nel 2009 con Rita Bernardini e che, durante le festività natalizie del 2015/2016 - organizzate durante le riunioni del mezzogiorno con (volute e sostenute da) Marco Pannella - ci portarono con Rocco Ruffa a girare tutte le dodici carceri calabresi.

A Pasqua 2017, qualche giorno prima di costituire la nostra nuove associazione, con Cesare Russo, Ernesto Mauro e Rocco Ruffa visitiamo la casa circondariale di Vibo Valentia; a Ferragosto 2017 - come da tradizione Radicale - sempre con Cesare, Ernesto e Rocco, a cui -mi pare- si aggiunge pure Ernesto Biondi, sempre come delegazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito autorizzata dal DAP, grazie all’intervento di Rita Bernardini, visitiamo la Casa Circondariale Sergio Cosmai di Cosenza.

E a Natale 2017, visitiamo pure la C. Circ. Ugo Caridi di Catanzaro. E poi, a Pasqua 2018, di nuovo a Vibo Valentia. Sempre in ogni visita denunciando le condizioni illegali riscontrate, le violazioni di diritti e chiedendo l’istituzione prima, l’elezione dopo, del Garante Regionale per i diritti delle persone detenute.

In tutte e tre le occasioni le visite portarono una buona attenzione del TG3 Calabria e degli altri media locali. L’ultima visita - sempre autorizzati dal dottor Santi Consolo del DAP che ringraziamo assieme a Rita - l’abbiamo fatta a Pasqua 2018.

 

Una battaglia - questa delle carceri calabresi e del Garante - che, voglio sottolinearlo, è stata portata avanti in prima persona soprattutto da Rocco Ruffa con un lungo digiuno a staffetta di 4 giorni alla settimana per oltre 6 mesi e ancora in corso, con comunicati stampa e lettere aperte al Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto per fargli istituire prima, e nominasse dopo, il Garante dei diritti dei detenuti per la nostra Regione. Su questo punto dico che la lotta nonviolenta continuerà, proseguirà fino a quando la Calabria non si sarà dotata di questa importantissima figura di garanzia, ormai prevista da una legge Regionale (L. n.1 del 29 gennaio 2018) e non ancora attuata. Come pure dobbiamo considerare di intraprendere la lotta affinché sia nominato, e questo dopo oltre dieci anni dalla sua formale istituzione, anche il Garante dei diritti per la Salute. Che è il garante della salute anche dei detenuti, ma anche dei migranti di Rosarno e - in generale - degli ultimi che per curarsi non possono emigrare in altre regioni aprendo il portafoglio.

Sulla questione “carceri” non mi dilungo più e chiudo dicendo che -ad ottobre 2017-, con Rocco Ruffa (e il sostegno editoriale dell’associazione Non Mollare che ci ha fornito il codice ISBN per una più rapida pubblicazione), abbiamo stampato un libricino dal titolo “Carcere Calabria. Viaggio nelle Carceri Calabresi” ed avente ad oggetto principalmente, ma non solo, i diari delle visite effettuate nelle dodici carceri calabresi durante il Tour Spes contra spem, organizzato con Marco Pannella durante le riunioni del mezzogiorno.

Un libro la cui vendita, avvenuta anche al congresso di Radicali Italiani, - come specificato nella relazione del tesoriere - ha costituito una fonte rinnovabile di autofinanziamento dell’associazione.

→ L’iniziativa popolare e la raccolta delle sottoscrizioni. Nei mesi di aprile, maggio e giugno dello scorso anno, abbiamo sostenuto la raccolta delle firme sia per la pdl Ero Straniero, sponsorizzata e promossa da Radicali Italiani, sia per la proposta di legge sulla separazione delle carriere dei magistrati promossa dal Partito Radicale Nonviolento dell’UCPI. Le abbiamo raccolte agli stessi tavoli, con gli stessi compagni. E nessuno si è scandalizzato, ma anzi tutti a dire che era una cosa naturale e che trovavano illogica e controproducente questa nostra divisione. Abbiamo fatto tavolini a Catanzaro, a Catanzaro Lido, a Pizzo, a Cosenza e a Vibo Valentia. E persino nel carcere di Ugo Caridi la mattina, e presso il Bar Mignon a Catanzaro il pomeriggio del 15 giugno 2017, grazie all’impegno militante di Antonio Giglio, che allora era consigliere comunale uscente, la Carovana della Giustizia del Partito Radicale ha potuto raccogliere le firme. Purtroppo, l’abbiamo dovuto constatare, senza nemmeno dirgli quel “Grazie” che si deve al semplice militante che viene al tavolo per aiutare la raccolta.

Un grazie che -invece- voglio dirgli chiaramente Io, qui, ancora una volta, anche in questo nostro congresso, per riconoscergli la sua disponibilità non - come molti consiglieri hanno l’abitudine di fare - ad autenticare le firme che gli portano in salotto, ma ad essere presente fisicamente a tutti i nostri tavolini, anche sotto il sole più cocente, contribuendo attivamente alla raccolta delle sottoscrizioni con propri amici e conoscenti, oltreché -più volte- venendo nelle carceri anche a svolgere questo indispensabile ruolo di autenticatore. 

→ Per la questione del fine vita, dopo aver lottato per anni dal dicembre 2006, e aver su questo tema lottato con Mina anche con la registrazione del giornale “Abolire la miseria della Calabria”, il 16 dicembre 2017, a due giorni dall’approvazione della legge sulle D.A.T. che l’ha fatta commuovere per la felicità di un obiettivo raggiunto a Roma con i compagni dell’Associazione Coscioni, Mina non molla e, invitata dalla nostra associazione, è a Sant’Onofrio per presenziare a un dibattito e proseguire la lotta per una legge sull’eutanasia. A quell’incontro molto partecipato, è presente anche l’Onorevole Bruno Censore del PD. L’incontro viene video-registrato ed è fruibile anche dal nostro sito web www.abolirelamiseria.it oltre che su radioradicale.it.

Con (e grazie) a Mina Welby, che in quell’occasione - conseguentemente alle dimissioni per motivi personali di Cesare Russo dalla carica di Presidente - assume formalmente Lei la carica di Presidente della nostra Associazione, il 17 febbraio 2018 presso la sala convegni del Sistema Bibliotecario Vibonese a Vibo, presentiamo la prima in Calabria del Film Love is all. Piergiorgio Welby. Anche quella fu occasione per un bel dibattito sul fine vita e sulla necessità sempre più urgente di portare avanti la lotta per la legalizzazione dell’eutanasia. E anche quell’incontro consentì l’uscita di un bell’articolo del giornalista Franco Lo Duca su Il Quotidiano della Calabria e una non trascurabile presenza sulla stampa locale della nostra associazione.

→ Il Partito Radicale Nonviolento - il 30 settembre e il 1° ottobre 2017 - tiene un’assemblea di iscritti a Reggio Calabria.

Anche se per motivi personali noi mi fu possibile andarci, come Associazione di iscritti al Partito Radicale Nonviolento, Rocco Ruffa -da tesoriere della nostra associazione- partecipa alla riunione producendo un bell’intervento volto ad evidenziare la nostra mission, cioè di portare avanti le lotte di Marco Pannella, del Partito Radicale e di Radicali Italiani, riunendo anziché disperdendo le poche forze radicali che abbiamo.

→ Sempre come Associazione Radicale, con un nostro banchetto ben distinguibile e perciò distinto, partecipiamo, dal 28 ottobre al 1 novembre 2017, al  congresso di Radicali Italiani tenutosi a Roma e al convegno specificatamente organizzato sulla questione Europa e Stati Uniti d’Europa.

Per l’associazione - oltre al libro come fonte di autofinanziamento - abbiamo registrato il dominio www.abolirelamiseria.it che aggiorniamo costantemente. Ci chiediamo se, per il futuro, non sia il caso - per meglio portare i nostri temi sul territorio - di riprendere in mano anche il giornale Abolire la miseria della Calabria, che a gennaio del 2007 abbiamo registrato presso il Tribunale di Catanzaro, che nel 2010 era stato definito da Marco Pannella “un bellissimo giornale” e che dal 2012 vive ormai solo su internet. Credo possa essere utile, eventualmente, curare e stampare un’edizione straordinaria per febbraio o marzo del prossimo anno, anche in vista delle elezioni regionali ed europee.


 → E arriviamo al Noi: alla Calabria, e al da farsi. Anche in questo caso lo dico subito, a scanso di equivoci, l’obiettivo è sostenere la campagna di iscrizioni del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito nel raggiungimento dei 3001 iscritti anche per il 2018 così come previsto dal 40° Congresso (straordinario) di Rebibbia, affinché si riesca a farlo vivere e sopravvivere. Quindi, come ho già fatto io, invito tutti coloro che ancora non l’avessero fatto, a iscriversi al Partito. Quindi mozione di Rebibbia: 3000 iscritti, Stati Uniti d’Europa, giustizia giusta e transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l’affermazione del nuovo diritto umano, quel diritto umano alla Conoscenza che Marco voleva far riconoscere dall’ONU come nuovo diritto umano.  

L’obiettivo dell’associazione dovrà essere anche quello di continuare a sostenere Radicali Italiani, l’Associazione Luca Coscioni, le loro campagne come quella “Ero Straniero”, e gli altri soggetti radicali, che una volta avremmo detto “galassia radicale”.

→ In Calabria - anche se entrambi istituiti con Leggi regionali specifiche - mancano ancora i Garanti dei diritti del detenuto e dei diritti del malato. Continuare questa lotta “calabrese” perché si affermi lo Stato di Diritto e sia affermata la legge, ci risulta doveroso. Imprescindibile.

→ Ma in Calabria c’è anche un’altra questione, grossa quanto un bubbone, che non è stata colta dai compagni del Partito Radicale quando vengono in Calabria per le assemblee, né dai Radicali Italiani, né tanto meno dai candidati ed eletti della lista + Europa: ed è la questione di Rosarno e dei diritti umani violati (e diritti sociali negati) dei migranti che nella Piana di Gioia Tauro ci vivono e ci lavorano. (Guarda il Video). La denuncia arriva dalle telecamere di MeDU, l’associazione di Medici per i Diritti Umani che lavora nella Piana. Se da un lato, è il caso di dirlo - sul lato dello Ionio -, a Riace c’è un sindaco che ha creato un modello esportabile di buona integrazione, dall’altro lato - nella Piana di Gioia Tauro - c’è questa “bomba ad orologeria” che è la questione dei migranti e dei diritti umani violati a Rosarno.

Una questione che senz’altro avrebbe potuto (direi: dovuto) impegnare di più chi, da candidato, della questione “integrazione” voleva farne punto qualificante della propria campagna elettorale. Ma forse la Calabria non conta molti voti, e viene ancora considerata da Roma e romani un “feudotto” trascurabile. E ci ritroviamo eletto in Calabria Matteo Salvini: forse, sottolineo il forse grosso quanto una casa, + Europa, avrebbe potuto e dovuto affrontare di petto questa questione di gravissime violazioni di diritti umani e di strage di Legalità sul lavoro che a Rosarno quotidianamente si verifica.

A otto anni da quella “rivoluzione” a Rosarno ci ritroviamo nelle stesse condizioni, anzi forse anche peggiori, e col fatto che di tutto questo nessuno parla, nessuna parte politica sia nazionale, sia locale si interessa. Anche di questo tema noi Radicali dovremo farne una questione prioritaria della nostra agenda a livello Regionale, Nazionale ma anche europea.

→ Bisognerà lavorare su questo per trovare qualche nuova forma di denuncia, di iniziativa politica per contrastare questa intollerabile situazione di violazioni continue dei diritti umani e del lavoro, non più tollerabili neanche in Calabria.

Per questo credo possa esser utile tenere un’assemblea di Radicali proprio a Rosarno.

Un’assemblea dei mille Radicalia Rosarno: per dire NO a ciò che ancora accade a Rosarno e chiedere allo Stato di ristabilire lì le regole e Stato di Diritto.

Un’assemblea di Radicali, tutti i Radicali. Anche - se lo vorranno - i compagni del Partito Radicale e della Lista Pannella, per una grande mobilitazione straordinaria che coinvolga cittadini ma anche deputati e senatori, e in particolare i deputati e senatori eletti nelle liste di +Europa, affinché dalla Calabria parta un segnale chiaro su questo tema di grandissima attualità, prima che diventi ancora fonte di propaganda per i populismi non solo nostrani. Un’assemblea dei mille Radicali a Rosarno, terra di ‘ndrangheta, servirebbe anche a poter ribadire che la lotta alle mafie, - come diceva Pannella dal ‘76 e di recente ha sostenuto anche il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti - si fa le-ga-li-zza-ndo: legalizzando le droghe per evitare che il proibizionismo continui ad alimentare le criminalità organizzate; legalizzando i clandestini e gli irregolari sui quali, proprio in virtù del fatto che sono irregolari, sono costretti a lavorare in nero e a sopportare trattamenti inumani e degradanti ad opera del caporalato gestito dalla criminalità.

Che fare in Calabria? Abolire la miseria. Un programma vasto? O qualcosa di ancora attuale? La povertà economica, il disagio sociale, provoca immiserimento delle persone, delle società.

<<Bisogna unire tutte le nostre forze per combattere la miseria per le stesse ragioni per le quali è stato necessario in passato combattere il vaiolo e la peste: perché non ne resti infetto tutto il corpo sociale>>.

Scriveva così, nel suo libro del 1942, Ernesto Rossi. Ma credo che, ancora oggi, la questione povertà, miseria e lavoro sia una questione centrale.

<<Certe volte dimentichiamo che il pensiero di unirsi in una FEDERAZIONE, nato come progetto non utopico ma concreto nell'ultima guerra in Europa, non ha come obiettivo la semplice tregua d'armi tra Stati che per secoli si sono combattuti seminando morte. È un progetto che va alle radici di quei nostri delitti collettivi che sono stati i totalitarismi, le guerre. Che scruta le ragioni per cui gli individui possono immiserirsi al punto di disperare, anelare a uno strabiliante Redentore terreno. …>>.

Così scriveva invece Barbara Spinelli, su La Repubblica nel 2011. Aggiungendo:

<<Chi parla in questo modo trascura quello sguardo scrutante che i fondatori gettarono sulla questione della miseria, e l'estrema sua attualità. Trascura, anche, quel che l'Europa unita ha tentato di fare, per creare non solo istituzioni politiche ma sociali, economiche. >>

E che ...

<<La sfida oggi è identica, e sono le pubbliche istituzioni nazionali e europee a doversi assumere il compito. Affidarlo a chiese o filantropi vuol dire regredire a tempi in cui solo la carità era il soccorso. In molti paesi arabi sono gli estremismi musulmani a occuparsi del Welfare, confessionalizzandolo. Non è davvero il modello da imitare: gli Stati europei si sono sostituiti alle chiese fin dal '200, creando istituzioni laiche aperte a tutti. …

 

Scusate se continuo, ma ritengo importante rileggere quelle parole scritte dalla giornalista che, lette oggi, appaiono non dico profetiche, quantomeno lungimiranti:

<<È importante ricordare come nacque il Welfare, perché in Europa, Italia compresa, le campagne elettorali si svolgeranno su questi temi, e sul banco degli imputati ci sarà spesso la medicina stessa che dopo il '45 ci somministrammo sia per abolire le guerre, sia per abolire la miseria. Non è improbabile, ad esempio, che le destre italiane  - non ancora emendate  - tramutino l'Europa in bersaglio: da essa verrebbero quelle regole che ci impoveriscono e commissariandoci, ci umiliano.>>

(E non solo le destre in realtà, ma anche il M5S pare spesso adottare la strategia di prendere l’Europa come bersaglio, ndr).

Rifondare oggi l'Europa concentrandosi sulla lotta alla miseria significa capire perché l'Unione ci chiede certi comportamenti e, al tempo stesso, inventare istituzioni aggiuntive che diano sicurezza all'esercito, in aumento, di disoccupati e precari.

Significa comprendere che la battaglia al debito pubblico non è una mania né una mannaia: è il patto generazionale che l'Unione ci chiede di stringere, visto che gli Stati da soli non l'hanno fatto per timore delle urne.

Il Trattato di Maastricht impone di non caricare le generazioni future di debiti contratti dalla presente generazione per procurarsi dei beni senza pagare le relative imposte, scrive Alfonso Iozzo, economista e federalista europeo, in un saggio sulla re-invenzione del Welfare ("Il Federalista", 1/2010). …

<<Iozzo>> - sostiene la giornalista - <<è convinto, ..., che la ricchezza delle nazioni o dell'Europa (il Pil) vada calcolata con nuovi metodi (...). Il criterio non è più la differenza fra quel che costano i beni prodotti e il reddito ricavato. È il patrimonio di cui dispone lo Stato, e la sua gestione: l'obiettivo è sapere se alle generazioni future verrà lasciato un capitale maggiore o minore di quello che noi abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti. Le leggi di Maastricht applicano tale metodo, prescrivendo come primo passo l'estinzione del debito pubblico.

 

Resta da compiere il secondo passo: la trasformazione del debito in un credito che protegga i cittadini in tempi di crisi. Non tutti>> - conclude la giornalista - <<hanno come patrimonio il petrolio norvegese, ma Oslo è un modello e ogni Stato ha l'acqua, l'aria, possibilmente nuove forme di energia: altrettanti beni pubblici consumati dall'individuo.(io aggiungerei il suolo e la biosfera, ndr).

Poiché petrolio e gas prima o poi finiranno, la Norvegia ha istituito con i ricavi energetici un Fondo pensione sottratto all'azzardo dei mercati. Solo il 4% del Fondo può essere annualmente usato per la spesa pubblica, lasciando ai cittadini un capitale a disposizione per il futuro, quando il patrimonio sarà esaurito (ogni norvegese è proprietario virtuale attraverso il Fondo di circa 100.000 euro, contro una quota del debito pubblico a carico di ogni italiano di 30.000 euro).

Avendo combattuto i debiti pubblici, l'Europa potrebbe escogitare iniziative simili, inducendo gli Stati a garantire nuova sicurezza sociale. Non solo; potrebbe far capire che nei costi vanno ormai incluse l'acqua sperperata, l'aria inquinata (il suolo consumato, ndr): beni non rinnovabili come il petrolio norvegese. Si parla molto di far ripartire la crescita. Ma essa non potrà esser quella di ieri, e questa verità va detta: perché i paesi industrializzati non correranno come Asia o Sudamerica; e perché la nostra crescita sarà d'avanguardia solo se ecologicamente sostenibile. Di qui l'importanza delle prossime elezioni: non solo quelle nazionali, ma quelle del Parlamento europeo nel 2014. Chi griderà contro le tasse e contro l'Europa troppo patrigna e severa promette un paese dei balocchi, dove è sempre domenica e sempre truffa. Meglio saperlo prima, che troppo tardi. Meglio ricominciare l'eroismo, di cui non cessa il bisogno >>.

(Barbara Spinelli, La Repubblica, 28 dicembre 2011) 

E quindi, concludo riallacciandomi a quel che in Calabria, ma anche per il Paese tutto, si potrebbe e si dovrebbe fare. Ascoltare le sagge parole di Marco Pannella: “Ecologia pane e lavoro”.

"Come i referendum, come i diritti civili, l’ecologia” – scriveva nel 1978 Marco Pannella – “è da sempre considerata un lusso, un problema marginale rispetto a quello del ‘pane e lavoro’. Il risultato – aggiungeva – è sotto gli occhi di tutti: viviamo in un paese disastrato da calamità (definite ufficialmente “naturali” senza che la definizione ne nasconda l’origine politica), e insieme con sempre meno lavoro e meno benessere. Anche per le sinistre una bella raffineria è più gratificante della lotta alle alluvioni e alle frane, della limitazione dei livelli di inquinamento, anche della prevenzione di un Vajont o di una Seveso, o di un incidente nucleare. 20-30 mila miliardi di investimenti in trent’anni per il rispetto idrogeologico del territorio significherebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

E’ proprio da una svolta ecologica dell’economia che oggi può ripartire la crescita. Anche per il “rilancio dell’edilizia”, oltreché sul risparmio energetico e la bioedilizia, bisognerà provvedere al censimento e all’adeguamento (o alla rottamazione edilizia) degli edifici pubblici ad elevata vulnerabilità sismica (perché costruiti prima della entrata in vigore, nel ‘74, della prima normativa antisismica nazionale, o perché costruiti male).

Per ogni scuola pubblica statale, per ogni ospedale, ogni comune, ogni caserma, per ogni struttura pubblica, a cominciare da quelle strategiche, si deve essere realizzato un “certificato di vulnerabilità sismica” e, se il livello di vulnerabilità riscontrato è elevato e l’edificio non è adeguabile, dovrà essere rottamato. E per il patrimonio edilizio privato, invece, dovranno essere messe in campo tutte le risorse europee possibili per incentivare economicamente e fiscalmente ogni intervento edilizio volto a migliorare la resistenza antisismica. Risanamento del dissesto idrogeologico, cura del territorio, limitazione all’ulteriore consumo di suolo.

(La poroposta del geologo di zona? Una proposta da riprendere).

La questione meridionale, il riscatto del Mezzogiorno se passa passerà - non attraverso la regalia di un reddito di cittadinanza che spinga le persone a non far nulla - ma attraverso l’affermazione di una “svolta ecologica della nostra economia” per la quale c’è bisogno che le Pubbliche Istituzioni facciano di più: c’è bisogno di investimenti da parte delle istituzioni regionali, ma anche l’Europa deve fare di più. E noi dobbiamo pretendere che i danari dei Fondi Sociali Europei siano spesi bene, in opere utili.

Il 4, 5 e 6 maggio scorsi è stata la regione Sardegna ad essere “sommersa dalle acque”. Il pensiero mi è tornato indietro di 5 anni quando, nel 2013, -in attesa che Marco Pannella scrivesse la sua introduzione al mio libro “La peste ecologica e il caso Calabria” (che poi riuscì a scrivere con l’aiuto di Rita Bernardini) - aggiornavo l’elenco di dissesti idrogeologici nei primo 50 anni dell’Istituzione in Italia dell’Ordine Nazionale dei Geologi e scrivevo proprio della Sardegna e di quei luoghi della Sardegna che nel 2013, così come ora, a maggio nel 2018, venivano sommersi dalle acque e dall’incuria.

La Calabria ha 409 comuni su 409 con zone ad alto rischio idrogeologico. Ed è notorio essere una terra “ballerina”, in cui eventi sismici disastrosi hanno già colpito in passato. E torneranno a colpire certamente in futuro. Ad uccidere, però, non è il terremoto, ma la casa, o la scuola (o l’Ospedale come a L’Aquila) che ti crollano in testa.

La crescita passa per questo tipo di investimenti pubblici: risanamento del territorio, la sua “messa in sicurezza”, adeguamento antisismico e rottamazione edilizia degli edifici pubblici non in grado di resistere alle scosse, bonifiche delle centinaia di siti inquinati presenti sul territorio regionale e risoluzione dell’ancora annoso problema della mala depurazione (che in passato ha posto la Calabria al centro di infrazioni pluriennali delle direttive comunitarie in tema di inquinamento), sono convinto pure io che questi saranno i temi su cui si articoleranno le prossime campagne elettorali. E noi come Radicali “abolizionisti” dobbiamo essere preparati.

Da un lato, “Curare” le ferite spesso causate dagli abusi e mettere in sicurezza il territorio, ma anche garantire al cittadino il diritto di conoscere: di conoscere i rischi e di sapere se la propria casa, o la scuola che frequentano i nostri figli, rientri o meno in una zona di rischio idrogeologico.

Occuparsi quotidianamente di prevenzione del dissesto del territorio, delle bonifiche, e mettere in sicurezza il territorio, anziché preoccuparsi delle emergenze e delle relative tragedie, di quelle tragedie che Pannella chiamava “Strage di Popoli” conseguenza della strage di leggi - è la strada per creare nuova crescita, nuovo sviluppo e nuova occupazione. (Ri)-fondare un’economia sana, basata su turismo e valorizzazione delle risorse naturali (che la Calabria possiede a iosa, dai mari ai monti) ed enogastronomiche. E per questo sarà necessario avere in Calabria un’amministrazione che si prenda cura di questi temi e dall’Europa una sensibilità ad ascoltare questi temi per una definitiva risoluzione della questione Meridionale.

E per la nostra Calabria, due parole in più le voglio spendere sulla questione anti-proibizionismo e legalizzazione (almeno delle droghe leggere). È questo il modo di combattere la ‘ndrangheta. Grazie alle politiche proibizioniste e i relativi traffici di droga la ‘Ndrangheta è divenuta una tra le sette sorelle della mala mondiale. E non fidatevi di soluzioni alternative proibizioniste. Se è vero com’è vero che la ‘Ndrangheta oggi ha invaso l’economia legale con i suoi capitali e che trae profitti anche da altre attività, è vero che dal proibizionismo delle droghe, come dimostrano le piantagioni di canapa indiana che carabinieri, polizia e guardia di finanza continuano a compiere, la ‘Ndrangheta continua a trarre enormi profitti. Che non sia possibile reprimere e che di fatto convenga legalizzare l’intero settore delle droghe leggere, ormai, lo ha sostenuto pubblicamente - nero su bianco - persino il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, nel 2014 quando presentò la sua Relazione annuale in Parlamento.

Una relazione che restò lettera morta e che, per “convenienza elettorale”, anche il governo ha pensato di non far nulla da allora, stante le numerose proposte di legge in tal senso.

Concludo questa mia non breve relazione consentitemi ancora soltanto un attimo per ringraziare: ringraziare, prima di tutti, Mina Welby. Ringrazio Mina per la sua instancabile presenza, per la sua forza militante che ci serve da esempio. Ringrazio Rocco Ruffa, non solo per aver svolto il suo ruolo di tesoriere in modo impeccabile (lo dico anche perché di contabilità non ci capisco nulla), ma lo ringrazio soprattutto per la sua - anche questa instancabile - presenza a tutte le iniziative che abbiamo deciso e condiviso di intraprendere con la capacità di trasformare qualsiasi sforzo militante in un gioco divertente. E infine ringrazio voi tutti per l’ascolto (o la lettura) di questa relazione.

Lamezia Terme (CZ), lì 27 maggio 2018

Il segretario pro tempore

             Giuseppe Candido