Comunicati

28. giu, 2018
POVERTÀ E MISERIA (CONSEGUENTE). MEZZOGIORNO E MIGRANTI I PIÙ COLPITI

<<Bisogna unire tutte le nostre forze per combattere la miseria per le stesse ragioni per le quali è stato necessario in passato combattere il vaiolo e la peste: perché non ne resti infetto tutto il corpo sociale>>.

12. giu, 2018
Candido (Partito Radicale NTT, Abolire la miseria): domenica 17 giungo 2018 saremo in carcere a Catanzaro per ricordare Enzo Tortora e i tanti casi "Tortora" come Angelo Massaro. E ci fa grande onore che a noi si unisca la Senatrice Bianca Laura Granato del M5S.
 
<<Anche oggi potrebbero essere tanti gli innocenti nelle patrie galere. Ricordate la notte tra il 16 e il 17 giugno del 1983, quando Enzo Tortora viene arrestato con l'accusa infamante di associazione camorristica e traffico di droga? L'accusa è tra le più infamanti per chiunque, a maggior ragione per un personaggio pubblico che, fino al giorno prima, era stato il beniamino di Portobello. 
Una vicenda che segnò Tortora fisicamente, moralmente. Poi la candidatura alle europee per il Partito Radicale del quale diviene presidente, la sua elezione e la rinuncia alla carica per affrontare il processo da cittadino senza immunità>>.
 
A ricordarlo in un comunicato che annuncia la visita nel carcere di Catanzaro per domenica prossima, 17 giugno 2018, è Giuseppe Candido, militante del Partito Radicale Nonviolento e segretario dell'associazione radicale nonviolenta "Abolire la Miseria-19maggio"
 
<<Il 13 giungo del 1987, quattro anni dopo,>> - si legge ancora nella nota di Candido - <<la Corte di Cassazione lo assolve definitivamente, per non aver commesso il fatto. I magistrati che in primo grado l'avevano imputato e fatto condannare, non solo non pagarono per l'errore commesso, ma raggiunsero i vertici più alti della carriera di un magistrato.
Ma quello di Enzo Tortora - come ricordava Saviano qualche settimana fa su L'Espresso, "non fu soltanto un caso di malagiustizia: contro il presentatore di Portobello si riversò l'odio congiunto di moltissime categorie di persone; un'invidia che fu letale". Un odio e una voglia di manette che oggi ritorna ancora più forte>>.
 
Nel 2014, il 16 giugno era domenica: e con Marco Pannella e i compagni del Partito Radicale lanciammo da Napoli, con un comizio e una raccolta di firme in Piazza del Plebiscito, i 6 referendum radicali per la giustizia giusta per i quali mi ritrovai tra i primi firmatari dell'appello del comitato promotore. Responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere giudicante e requirente, rientro in ruolo dei magistrati distaccati furori ruolo e abolizione dell'ergastolo ostativo.
Dopo trentacinque anni dall'arresto e tanti errori giudiziari meno noti del caso Tortora, le cose non sono molto cambiate, anzi per la questione sovraffollamento e rispetto dei diritti umani durante le fasi di privazione della libertà sono peggiorati negli anni, fino a portarci, nel 2013, ad esser condannati per i trattamenti inumani e degradanti nelle carceri. 
Per questo - come ci ha insegnato Marco Pannella - in un'Italia ancora da trent'anni condannata per la irragionevole durata dei processi, e una regione - la Calabria - dove non c'è ancora un garante dei diritti delle persone private della libertà, né quello - istituito oltre 10 anni fa ma mai nominato - del garante per la salute, noi radicali nonvioneti, laici, liberali per lo Stato di diritto, non molliamo quella lotta per una giustizia giusta e per la sua appendice carceraria dove ancora troppo spesso vengono violati molti diritti umani e domenica prossima, 17 giungo, in occasione dei trentacinque anni dall'arresto e 31 dalla sua assoluzione, per ricordare alle istituzione e a noi stessi che di gente in carcere innocente come Tortora ce ne è parecchia. 
Circa il 50% dei detenuti nelle carceri calabresi è in attesa di un giudizio definitivo, e molti, moltissimi, sono quelli in attesa di un primo giudizio. E molti di loro rischiano di essere riconosciuti innocenti dalla stessa magistratura. Come Angelo Massaro, che ci accoglieva da dietro le sbarre con la sua dignità e una maglietta verde con la foto di Marco Pannella, rimasto in cella a Catanzaro per oltre vent'anni e poi riconosciuto innocente e scarcerato con tante scuse. Ci fa onore aver avuto la disponibilità ad unirsi a noi, delegazione del Partito Radicale Nonviolento, la Senatrice Bianca Laura Granato (M5S) alla prima visita ispettiva in un carcere.>>.
 
Nel comunicato si specifica che la delegazione calabrese del Partito Radicale Nonviolento autorizzata dal DAP sarà composta da Rocco Ruffa, Antonio Giglio, Ernesto Biondi, Giovanna Canigiula e dallo stesso Candido. 
10. giu, 2018
Garante diritti detenuti e garante Salute. Candido e Ruffa (Radicali, Abolire la miseria): "Bene la Regione che finalmente pubblica bando per selezione curricula del primo, noi però non molliamo finché non saranno nominati sia Garante per i diritti dei detenuti sia Garante della Salute che manca da dieci anni".
 
<<Apprendiamo con molta soddisfazione che finalmente si proceda ad applicare la legge regionale n°1/2018 del 29 gennaio 208, istitutiva del Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà e che la Calabria continui sulla strada del ripristino della legalità e dello Stato di diritto, pubblicando il bando per la presentazione delle candidature per questa fondamentale figura di garanzia che ancora manca nella nostra regione. Purtroppo non basta fare leggi istitutive senza poi procedere alla relativa nomina di così importanti figure di garanzia>>.
 
Così in una nota congiunta. Giuseppe Candido, segretario dell'associazione Radicale Nonviolenta "Abolire la miseria-19maggio" e Rocco Ruffa, membro del comitato nazionale di Radicali Italiani, tesoriere della stessa associazione che - affinché fosse prima fatta la legge istitutiva (il cui iter è durato oltre due anni) e poi, applicata con la pubblicazione del bando necessario alla presentazione delle candidature - ha condotto uno sciopero della fame per quattro giorni alla settimana per oltre sei mesi e aggravato, nelle ultime settimane, con l'aggiunta di un giorno di sciopero totale della fame e della sete.
 
<<E' dal 2014 che continuiamo a chiedere l'istituzione di questa fondamentale figura di garanzia che ancora manca nella nostra regione e adesso non molliamo finché non sapremo il nome e il cognome dei garante per i diritti delle persone private della libertà al quale i detenuti possano presentare le proprie istanze>>, si legge nella nota.
E se Rocco Ruffa, come annunciato con un tweet, interrompe il suo digiuno per salutare la pubblicazione del bando (che sarebbe dovuto essere pubblicato trenta giorni dalla pubblicazione della legge n°1/2018 e cioè il 2 marzo 2018, lo stesso Ruffa assieme a Candido, annunciano che proseguiranno la lotta <<affinché la vicenda non si risolva come avvenuto per il Garante regionale per la Salute, il cui bando è stato pubblicato, i curricula furono valutati e 9 dichiarati idonei a svolgere il ruolo, ma a dieci anni dalla sua istituzione, manca ancora di essere nominato>>.
 
Per questo, proseguono nella nota i due esponenti Radicali, <<Come già programmato, faremo lo stesso - il prossimo 5 luglio 2018 - un sit-in davanti a Palazzo Tommaso Campanella del Consiglio Regionale volto a sollecitare subito l'applicazione della legge e la nomina del Garante dei diritti dei detenuti. E assieme al garante dei detenuti,>> - conclude la nota - <<chiederemo pure la nomina - mai avvenuta da dieci anni - del Garante della Salute istituito dalla legge n°22 del 10 luglio 2008 rimasta sepolta nei cassetti della regione. Per questo, in assenza di queste importanti figure di garanzia, domenica 17 giugno 2018, in occasione del 35° dall'arresto di Enzo Tortora e a trent'anni dalla sua morte, ancora una volta - come ci ha insegnato a fare Marco Pannella - nella regione dove il tasso di detenuti in attesa di giudizio e in custodia cautelare è più alto della media italiana, non molliamo di occuparci di carcere e - come delegazione del Partito Radicale Nonviolento Transanzionale e Transpartito autorizzata dal DAP - faremo visita ai detenuti nell'istituto penitenziario di Catanzaro>>.
13. mag, 2018
Non è più rinviabile il riesame dell’Istituto del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), in considerazione:
 
  • della evoluzione della cornice giuridica internazionale e nazionale sulla libertà di cura;
  • dell’evoluzione del concetto di “Salute Mentale”;
  • dell’esperienza e dei risultati conseguiti dalla legge Basaglia nella sua applicazione pratica, da cui deriva della necessità di dare tutele giuridiche più significative e concrete a coloro che vengono sottoposti a TSO;
  • della presa di coscienza politica e sociale secondo cui occorre orientare l’ intervento pubblico sulla “salute mentale” al coordinamento dei diversi strumenti di welfare che, incidendo sui fattori predisponenti al disagio psichico, può realizzare risparmi significativi.
 
L’emergenza “culturale” di una riforma del Tso viene evidenziata anche dalla Corte d’Appello di Salerno, che nel caso di Franco Mastrogiovanni, motivando la pena inflitta a sei medici responsabili di sequestro di persona, omicidio in conseguenza del sequestro, e falso in cartella clinica, chiarisce che “nessuno può fingere di ignorare che la contenzione non era un’esclusiva dell’ospedale di Vallo della Lucania e tanto meno dei sanitari di turno durante la degenza delle odierne persone offese, ma costituiva il retaggio della concezione “manicomiale” del trattamento psichiatrico…”.
 
_____ Michele Capano, già tesoriere di Radicali Italiani, e con lui altri compagni radicali hanno lanciato questo appello che condivido e che pure noi di abolire sosteniamo.
 
#APPELLO PER I DIRITTI, LA LIBERTÀ E LA DIGNITA’ NELLE CURE PSICHIATRICHE
 
In occasione dei 40 anni della legge “180”, impropriamente nota come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra che ispirò il movimento di superamento del manicomio in Italia, ma che non se ne assunse mai la paternità,
 
i sottoscritti:
 
1. Ricordano che la legge 180 del 1978 fu una “controriforma”, giacché fu approvata allo scopo di impedire la celebrazione del referendum promosso dal Partito Radicale, che se approvato avrebbe realmente “riformato” il trattamento psichiatrico confinando le “cure involontarie” alle situazioni di effettiva urgenza ed indifferibilità;
 
2. Rilevano che la disciplina introdotta riguardo al trattamento sanitario obbligatorio:
a. presenta plurimi profili di inadeguatezza costituzionale concernendo una condizione di coercizione sprovvista delle garanzie di difesa tecnica e di contraddittorio, basata su presupposti indeterminati, priva di una verifica di legalità precedente il ricovero coatto;
b. ha evidenziato come le figure di garanzia, comunque inadeguate, previste dalla procedura: dai medici, al sindaco, al giudice tutelare, abbiano totalmente disatteso il rispettivo ruolo attribuito a tutela del “paziente” e del rischio di abuso, muovendosi attraverso “automatismi” burocratici sordi ad ogni ragione di rispetto della persona;
c. ha manifestato la sua inadeguatezza lasciando sul terreno “vittime” della fase di applicazione come della fase di esecuzione concreta del trattamento coercitivo. Oggi subire un TSO (un morto all’anno su 8.000 TSO) è statisticamente oltre 3 volte più rischioso che arrampicarsi in roccia senza imbragature, corde o protezioni (un morto ogni 27.000 arrampicate);
 
3. Denunciano la situazione di oggettiva impunità in capo agli operatori psichiatrici che effettuano interventi coatti giustificati spesso in nome dello stato di necessità e del diritto alla cura, dimenticando che tale diritto deve armonizzarsi, costituzionalmente, con il corrispettivo diritto a rifiutare le cure, garantito a tutti i cittadini e ribadito della recente legge 219 del 2017 recante “norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.
 
I sottoscritti sono oggi impegnati in un percorso di lotta per una nuova “riforma” del trattamento psichiatrico involontario e dei suoi meccanismi di funzionamento, essendo consapevoli come sia già “attiva” la “macchina” della “controriforma”, tesa nuovamente a cambiare la legge in modo che “non cambi nulla” circa effettivi presidi di libertà e garanzia a tutela della dignità della persona.
 
La presente, aperta alla sottoscrizione/adesione di quanti ne condividono il contenuto, è una dichiarazione di impegno per un percorso di cambiamento che – come accadde nel 1977- non può che essere affidato alla sensibilità, alla presa di coscienza e dunque ancora una volta alla firma dei cittadini.
 
Per questo, i sottoscritti osserveranno una giornata di digiuno - tra il 13 ed il 15 Maggio - per aiutarsi ed aiutare a raccogliere ed organizzare energie utili al percorso indicato.
 
13maggio2018@gmail.com
 
 
Michele Capano, Avvocato, Salerno, Comitato Radicali Italiani (a destra nella foto)
 
Giuseppe Bucalo, Messina, Presidente Associazione Penelope,
 
Roberto Elia Cestari, Milano, Presidente CCDU
13. mag, 2018
Non Molliamo la lotta non violenta. Comunicato stampa di Rocco Ruffa, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e tesoriere dell'associazione radicale nonviolenta calabrese "Abolire la miseria - 19 maggio", in digiuno per il Garante regionale per i diritti delle persone private della libertà.
 
<<"Non mollare" è stato un periodico clandestino antifascista dove scrissero tra gli altri i fratelli Rosselli, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini.
Fu quel periodico a ispirare la nascita dell'associazione (e della sua piccola casa editrice) "Non mollare" che non più tardi di anno fa ha reso possibile la pubblicazione di un libro dal titolo "Carcere Calabria" incentrato sullo stato (pietoso) del sistema carcerario calabrese di cui mi onoro di esserne stato coautore assieme al prof. Giuseppe Candido>>. 
 
Così con una nota Rocco Ruffa, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e tesoriere dell'associazione radicale nonviolenta calabrese "Abolire la miseria - 19 maggio" che tra qualche giorno terrà il proprio congresso in Lamezia Terme.
 
Ruffa, in digiuno per quattro giorni alla settimana da oltre sei mesi per chiedere l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti e per la riforma dell'ordinamento penitenziario che il Governo Gentiloni avrebbe potuto portare a termine, prosegue il suo comunicato stampa spiegando che:
 
<<Il carcere non è una cosa avulsa dalla Giustizia ma una sua appendice fondamentale: Carceri che il ministro della giustizia Andrea Orlando ha definito "criminogene" cioè generatrici di maggiore criminalità ovvero la negazione dello scopo che qualsiasi sistema penale deve proporsi. Avere carceri rispettose della Costituzione e della Carta Europea dei Diritti dell'Uomo - al contrario - consentirebbe di rendere la società più sicura perché al termine del percorso rieducativo il condannato sarebbe messo in condizione di badare a se stesso senza nuocere agli altri. Per questo motivo "non molliamo" la nostra battaglia armati di nonviolenza: digiuniamo perché abbiamo fame di Giustizia Giusta e continueremo a farlo finché la Politica non darà prova di responsabilità.
Chiediamo>> -conclude la nota di Ruffa <<che urgentemente il Parlamento metta la parola fine sull'iter di approvazione della riforma dell'Ordinamento Penitenziario che quasi un anno fa il Parlamento ha approvato e ora aspetta che il Governo faccia il suo dovere emanando i decreti attuativi che gli sono stati delegati. E chiediamo con altrettanta urgenza che il Consiglio della Calabria elegga il Garante dei detenuti per il quale -con colpevole ritardo- il Presidente di quel Consiglio avrebbe dovuto pubblicare, mesi fa, un avviso pubblico per la selezione dei candidati. E non sorprenda questo ritardo: era il 2008 quando quello stesso consiglio regionale emanava una legge che istituiva il "Garante della salute" e a distanza di 11 anni quella carica è ancora vacante! Non molliamo perché ci siano Garante della salute e garante dei detenuti (sono previsti dalla Legge). Non molliamo affinché in Gazzetta Ufficiale sia finalmente pubblicata la riforma dell'ordinamento Penitenziario vetusto di quasi 45 anni.
E non molliamo perché la legge che regola i Trattamenti Sanitari Obbligatori (che allo stato attuale sono inumani) sia riformata. La legge numero 180/78 che ha chiuso i manicomi e regola il TSO deve essere riformata. A distanza di 40 anni lo vorrebbero Franco Basaglia e Marco Pannella ma questa è un'altra storia>>.