13. mag, 2018

A 40 anni dalla “Legge Basaglia”

Non è più rinviabile il riesame dell’Istituto del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), in considerazione:
 
  • della evoluzione della cornice giuridica internazionale e nazionale sulla libertà di cura;
  • dell’evoluzione del concetto di “Salute Mentale”;
  • dell’esperienza e dei risultati conseguiti dalla legge Basaglia nella sua applicazione pratica, da cui deriva della necessità di dare tutele giuridiche più significative e concrete a coloro che vengono sottoposti a TSO;
  • della presa di coscienza politica e sociale secondo cui occorre orientare l’ intervento pubblico sulla “salute mentale” al coordinamento dei diversi strumenti di welfare che, incidendo sui fattori predisponenti al disagio psichico, può realizzare risparmi significativi.
 
L’emergenza “culturale” di una riforma del Tso viene evidenziata anche dalla Corte d’Appello di Salerno, che nel caso di Franco Mastrogiovanni, motivando la pena inflitta a sei medici responsabili di sequestro di persona, omicidio in conseguenza del sequestro, e falso in cartella clinica, chiarisce che “nessuno può fingere di ignorare che la contenzione non era un’esclusiva dell’ospedale di Vallo della Lucania e tanto meno dei sanitari di turno durante la degenza delle odierne persone offese, ma costituiva il retaggio della concezione “manicomiale” del trattamento psichiatrico…”.
 
_____ Michele Capano, già tesoriere di Radicali Italiani, e con lui altri compagni radicali hanno lanciato questo appello che condivido e che pure noi di abolire sosteniamo.
 
#APPELLO PER I DIRITTI, LA LIBERTÀ E LA DIGNITA’ NELLE CURE PSICHIATRICHE
 
In occasione dei 40 anni della legge “180”, impropriamente nota come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra che ispirò il movimento di superamento del manicomio in Italia, ma che non se ne assunse mai la paternità,
 
i sottoscritti:
 
1. Ricordano che la legge 180 del 1978 fu una “controriforma”, giacché fu approvata allo scopo di impedire la celebrazione del referendum promosso dal Partito Radicale, che se approvato avrebbe realmente “riformato” il trattamento psichiatrico confinando le “cure involontarie” alle situazioni di effettiva urgenza ed indifferibilità;
 
2. Rilevano che la disciplina introdotta riguardo al trattamento sanitario obbligatorio:
a. presenta plurimi profili di inadeguatezza costituzionale concernendo una condizione di coercizione sprovvista delle garanzie di difesa tecnica e di contraddittorio, basata su presupposti indeterminati, priva di una verifica di legalità precedente il ricovero coatto;
b. ha evidenziato come le figure di garanzia, comunque inadeguate, previste dalla procedura: dai medici, al sindaco, al giudice tutelare, abbiano totalmente disatteso il rispettivo ruolo attribuito a tutela del “paziente” e del rischio di abuso, muovendosi attraverso “automatismi” burocratici sordi ad ogni ragione di rispetto della persona;
c. ha manifestato la sua inadeguatezza lasciando sul terreno “vittime” della fase di applicazione come della fase di esecuzione concreta del trattamento coercitivo. Oggi subire un TSO (un morto all’anno su 8.000 TSO) è statisticamente oltre 3 volte più rischioso che arrampicarsi in roccia senza imbragature, corde o protezioni (un morto ogni 27.000 arrampicate);
 
3. Denunciano la situazione di oggettiva impunità in capo agli operatori psichiatrici che effettuano interventi coatti giustificati spesso in nome dello stato di necessità e del diritto alla cura, dimenticando che tale diritto deve armonizzarsi, costituzionalmente, con il corrispettivo diritto a rifiutare le cure, garantito a tutti i cittadini e ribadito della recente legge 219 del 2017 recante “norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.
 
I sottoscritti sono oggi impegnati in un percorso di lotta per una nuova “riforma” del trattamento psichiatrico involontario e dei suoi meccanismi di funzionamento, essendo consapevoli come sia già “attiva” la “macchina” della “controriforma”, tesa nuovamente a cambiare la legge in modo che “non cambi nulla” circa effettivi presidi di libertà e garanzia a tutela della dignità della persona.
 
La presente, aperta alla sottoscrizione/adesione di quanti ne condividono il contenuto, è una dichiarazione di impegno per un percorso di cambiamento che – come accadde nel 1977- non può che essere affidato alla sensibilità, alla presa di coscienza e dunque ancora una volta alla firma dei cittadini.
 
Per questo, i sottoscritti osserveranno una giornata di digiuno - tra il 13 ed il 15 Maggio - per aiutarsi ed aiutare a raccogliere ed organizzare energie utili al percorso indicato.
 
13maggio2018@gmail.com
 
 
Michele Capano, Avvocato, Salerno, Comitato Radicali Italiani (a destra nella foto)
 
Giuseppe Bucalo, Messina, Presidente Associazione Penelope,
 
Roberto Elia Cestari, Milano, Presidente CCDU